Ristrutturare un capannone senza fermare la produzione: si può fare?

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Nella maggior parte dei casi un capannone industriale si ristruttura mentre l’attività continua. L’impatto di una ristrutturazione sulla produzione dipende da come viene organizzato il cantiere, più che da quanto è impegnativo l’intervento: dove si lavora, in quante fasi si procede, quanto viene preparato fuori opera e quanti interlocutori deve gestire l’azienda.

Nella maggior parte dei casi la ristrutturazione non viene rinviata per il costo, ma per l’incognita organizzativa. Le domande sono sempre le stesse: quanto dura, cosa si ferma, chi coordina le imprese mentre i reparti lavorano. È un timore legittimo, ma spesso porta a una soluzione peggiore del problema, perché un capannone in condizioni non ottimali comporta anch’esso un costo, solo che è distribuito su ogni giorno di attività invece che concentrato in poche settimane di cantiere. La ristrutturazione di un fabbricato industriale, al contrario, ne incrementa il valore di mercato.

In questo articolo vedremo che copertura, struttura, pavimentazione e impianti hanno tempi e vincoli diversi, e proprio per questo la loro ristrutturazione può essere organizzata senza bloccare i reparti.

Da cosa dipende l’impatto sulla produzione

Quattro elementi determinano quanto un cantiere si farà sentire in stabilimento:

  • Dove si lavora. Molti interventi si eseguono dall’esterno o in aree perimetrali, senza entrare nelle zone produttive.
  • In quante fasi. Dividere il cantiere per lotti, campate o reparti permette di spostare l’attività nelle aree libere invece di fermarla.
  • Quanto si prepara fuori opera. Più lavorazioni vengono eseguite in stabilimento o su misura prima di arrivare in cantiere, meno tempo si passa in sito.
  • Quanti interlocutori ci sono. Le interferenze nascono dal coordinamento, non dalle lavorazioni. Più imprese indipendenti comportano più sovrapposizioni da gestire.

La ristrutturazione della copertura

Il rifacimento della copertura è l’intervento più frequente sui capannoni ma anche uno dei meno invasivi per l’attività. Gli accessi e le protezioni si allestiscono dall’esterno e il reparto sottostante può restare operativo.

Il quaderno di ricerca Inail Esecuzione in sicurezza dei lavori in copertura tratta espressamente rifacimento, riparazione e manutenzione, e passa in rassegna le soluzioni disponibili per l’accesso e per il transito in quota: piattaforme elevabili, ponteggi, parapetti, reti di sicurezza, sistemi di ancoraggio. Sono le stesse misure che, ben pianificate, rendono possibile lavorare in sicurezza sopra un reparto attivo.

Si procede per settori, proteggendo di volta in volta l’area sottostante. I sistemi metallici leggeri aiutano su due fronti: riducono il carico sulla struttura e accorciano i tempi in cantiere, perché i pannelli si lavorano direttamente in opera da bobina. Le soluzioni senza forature evitano inoltre di dover riaprire il manto ogni volta che si interviene su impianti o fotovoltaico. Ne parliamo nel dettaglio nell’articolo dedicato alle coperture in metallo per tetti industriali.

C’è un’eccezione che dobbiamo però prendere in considerazione: se la copertura esistente contiene amianto, i tempi li detta la procedura di bonifica, che prevede la trasmissione preventiva di un piano di lavoro all’organo di vigilanza. Si tratta di una procedura che va messa in calendario con largo anticipo.

Operai edili demoliscono una parete durante i lavori di ristrutturazione

Gli interventi di recupero della struttura

Sul fronte strutturale vale un principio che spesso non è noto a chi non è del mestiere: non tutti gli interventi hanno lo stesso peso. La normativa di riferimento, cioè le NTC 2018, distingue gli interventi locali, quelli di miglioramento e quelli di adeguamento, e i primi riguardano singoli elementi senza toccare il comportamento complessivo dell’edificio.

Nei capannoni monopiano in cemento armato le carenze più ricorrenti sono proprio locali: collegamenti assenti o insufficienti tra pilastri, travi ed elementi di copertura, e pannelli di tamponamento non adeguatamente ancorati. Lo documentano le linee di indirizzo ReLUIS, Protezione Civile, CNI e Assobeton elaborate dopo il sisma emiliano del 2012, che indicano l’eliminazione di queste carenze come primo stadio dell’intervento.

Sono lavorazioni circoscritte, che si eseguono campata per campata. È la ragione per cui, in molti stabilimenti, la messa in sicurezza si affronta per porzioni successive senza mai svuotare l’edificio. Un tema tutt’altro che teorico nel distretto modenese e sassolese: la riclassificazione sismica del territorio italiano risale al 2003, quindi i capannoni più datati sono stati costruiti, in modo del tutto legittimo, senza criteri antisismici.

Come minimizzare i disagi durante una ristrutturazione

Questa è la domanda che interessa a chi dirige uno stabilimento. In un cantiere organizzato, l’impatto si traduce in poche cose concrete:

  • aree di cantiere delimitate, con percorsi separati per mezzi e persone;
  • lavorazioni rumorose o polverose concentrate in finestre orarie concordate;
  • fermi effettivi ridotti a poche fasi puntuali, spesso collocabili in corrispondenza di chiusure già programmate;
  • accessi e consegne pianificati per non incrociare la logistica interna;
  • un referente unico che parla con il responsabile di stabilimento, invece di più imprese da rincorrere.

Le domande da fare prima di affidare i lavori

Se stai valutando un intervento, queste cinque domande dicono molto sulla qualità di un’offerta:

  • Quali fasi richiedono un fermo effettivo e per quanti giorni?
  • Come viene diviso il cantiere e in che ordine si procede?
  • Chi coordina imprese e sicurezza mentre l’azienda continua a lavorare?
  • Cosa succede in caso di imprevisti, meteo o strutturali?
  • Chi si occupa di pratiche, autorizzazioni e collaudi?

Un preventivo che risponde solo sui materiali e sul prezzo lascia scoperta proprio la parte che determina l’impatto sulla produzione.

Tecnico edile al lavoro in cantiere durante la ristrutturazione di un edificio

Cosa può fare ALE SpA

ALE SpA costruisce capannoni industriali e segue gli interventi sull’esistente gestendo l’intero progetto con la formula chiavi in mano: struttura, copertura, pavimentazione industriale e impianti. Come rivenditore ufficiale Riverclack® per l’Emilia-Romagna, integra soluzioni di copertura metallica senza forature con la direzione completa dei lavori.

Il principale vantaggio per chi dirige uno stabilimento o per uno studio di progettazione che cura la ristrutturazione è che non deve coordinare imprese diverse, perché il coordinamento fa parte del servizio. Esecuzione e gestione completa del cantiere restano in capo a un unico interlocutore, che pianifica le fasi insieme all’azienda e si assume la responsabilità del risultato.

Il fermo produzione non è la condizione inevitabile di una ristrutturazione, ma solo una variabile che si progetta, insieme a tutto il resto. Il modo migliore per capire quanto inciderà sul tuo stabilimento è partire da un sopralluogo e da un confronto sulle tue esigenze produttive.

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